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Visita anestesiologica: ma è proprio necessaria?

Occupandomi di anestesiologia veterinaria mi sento spesso rivolgere questa domanda da parte dei proprietari che desiderano (giustamente) sapere per quale motivo sia necessario svolgere una visita anestesiologica e sobbarcarsi l’onere economico relativo alla visita e alle analisi necessarie.

Rispondere non è semplice perché in medicina veterinaria è frequente pensare che basti il veterinario generico per fare un’anestesia ed è frequente non sapere quanto i rischi aumentino se la gestione non è affidata ad uno specialista in anestesiologia (prima, durante e dopo la procedura).

Altra convinzione errata è, infatti, che le complicanze e il rischio legato all’anestesia termino al risveglio del paziente, mentre possono presentarsi fino a 24/48 ore dopo il risveglio (e particolarmente nelle prime ore immediatamente successive al risveglio).

I proprietari rimangono sempre stupiti quando chiedo loro: “Ma lei si farebbe addormentare dal suo medico di famiglia o vorrebbe l’anestesista?”

La presenza dell’anestesista è fondamentale in medicina veterinaria (come in medicina umana) e non solo prima e durante l’anestesia ma anche nelle ore successive!

In medicina umana è una prassi di routine effettuare una visita anestesiologica (con tutte le indagini che l’anestesista ritiene necessarie) prima di ogni anestesia.

Questo ha permesso di far scendere la mortalità nei pazienti umani sani (ASA1) allo 0,001%, contro l’attuale 0,17% nel cane sano (ASA1) e l’attuale 0,24% nel gatto sano (ASA1) (dati Confidential Enquiry into Perioperative Small Animal Fatalities).

Per gli animali abbiamo, quindi, ben altre percentuali di mortalità rispetto all’uomo.

E stiamo parlando di animali sani (la classica castrazione o sterilizzazione del paziente giovane e sano).

Se parliamo di pazienti con patologie la differenza tra animali e uomo aumenta ulteriormente, proprio a causa del fatto che, in veterinaria, non sempre vengono effettuate visita anestesiologica e analisi necessarie.

Da notare anche la grande differenza tra cane e gatto. Per i gatti, infatti, sono presenti tutta una serie di pregiudizi (“il gatto non ha bisogno di niente”, “ha nove vite”, “ma figurati la visita anestesiologica e gli esami preoperatori nel gatto” etc.) in conseguenza dei quali la mortalità dei gatti sani è di un terzo in più rispetto ai cani sani.

Un paziente sottoposto ad anestesia ha sempre una risposta individuale e soggettiva a farmaci, dosaggi, fasi dell’anestesia etc.

Questa individualità nella risposta dipende da specie, razza, sesso, età (pediatrico/adulto/anziano), condizione clinica, e necessita di una visita accurata accompagnata dalle indagini che l’anestesista riterrà necessarie in quel paziente.

Anestesiologicamente parlando un paziente non è sano o malato ma è in grado di affrontare un’anestesia con un rischio più o meno elevato.

Ecco, quindi, lo scopo di una visita anestesiologica: inquadrare il nostro paziente dal naso alla coda, valutare il rischio che corre quel paziente e attuare tutto il necessario per abbassare quel rischio (scelta dei farmaci, scelta dei dosaggi, scelta della gestione prima, durante e post anestesia etc.).

Solo dopo una visita di questo tipo potremo scegliere come gestire il nostro paziente, quali decisioni prendere prima, durante e dopo l’anestesia, quali procedure effettuare, quali farmaci utilizzare e a che dosaggio, per rendere il rischio anestesiologico di quel preciso paziente il minore possibile.

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